il Trust

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Cos'è un Trust
Introduzione
Il trust è uno strumento giuridico di origine anglosassone attraverso il quale uno o più beni (mobili, immobili, crediti, denaro, ecc.) vengono segregati in un patrimonio separato a beneficio di uno o più soggetti ovvero per il raggiungimento di un determinato scopo.
Si parla di trust per beneficiari nel caso in cui esistano dei soggetti determinati o determinabili in cui favore il trust è istituito ovvero di trust di scopo nel caso in cui manchino dei beneficiari veri e propri avendo il trust come finalità il raggiungimento di un determinato scopo.
Un trust di famiglia a beneficio dei propri discendenti è un esempio di trust per beneficiari.
Un trust azionario avente lo scopo, invece, di concentrare un pacchetto azionario al fine di veicolare un'operazione congiunta di vendita è invece un trust di scopo.
In Italia, a determinate condizioni, è possibile ottenere il riconoscimento di un trust ai sensi della Convenzione dell'Aja ratificata con L. 364/89 entrata in vigore il 1 gennaio 1992.
Per poter ottenere detto riconoscimento è indispensabile la forma scritta ed il trust, a differenza di altri paesi quali ad esempio il Regno Unito, deve essere espressamente istituito.
Un trust viene pertanto ad esistenza per effetto di un atto scritto, detto
atto istitutivo, nel quale viene enunciato il programma vero e proprio ovvero le finalità del trust e le regole che lo governano. La successiva dotazione del trust con beni da parte del Disponente avviene per mezzo di altri atti, denominati atti dispositivi. Atto istitutivo ed atto dispositivo possono essere stipulati contestualmente ed essere contenuti in un unico documento.
I soggetti coinvolti in un trust sono
Disponente, Trustee, Beneficiari e Guardiano.
Il
Disponente è il soggetto che enuncia il programma, apporta i beni necessari e ne affida l’attuazione al Trustee nell’interesse dei Beneficiari o per la realizzazione di uno Scopo.
Il
Trustee è il soggetto cui vengono affidati i beni oggetto di trust e a cui viene demandata l’attuazione del programma da parte del Disponente.
Nei trust per
Beneficiari, questi sono i soggetti nell’interesse dei quali il trust viene istituito; nei trust per uno Scopo, mancano dei beneficiari specifici in quanto il trust ha per finalità il raggiungimento di uno scopo e non il soddisfacimento di interessi riconducibili a determinati beneficiari.
Il
Guardiano è infine la figura (opzionale nei trust per beneficiari ed obbligatoria per i trust di scopo) cui viene demandata una funzione, più o meno articolata, di supervisione e controllo sull’operato del Trustee.
I rapporti tra Disponente, Trustee e Beneficiari
A fine di ben comprendere la dinamica dei rapporti in un trust, è bene sottolineare la posizione del Trustee rispetto al Disponente e ai Beneficiari.
È fuori discussione che il Trustee debba godere della fiducia da parte del Disponente, altrimenti non vi sarebbe ragione per cui questi di affidare i propri beni a costui per realizzare un interesse in favore dei terzi che intende beneficiare.
Tuttavia una volta che i beni sono stati affidati al Trustee per la realizzazione del programma, questi risponde del proprio operato non tanto nei confronti del Disponente che tali beni gli aveva affidato, ma nei confronti dei Beneficiari nel cui interesse il trust è stato istituito.
Questo spiega l'opportunità, talvolta, anche nei trust per beneficiari (per quelli di scopo, come detto, è obbligatorio), di prevedere la figura del Guardiano che vigili sull'operato del Trustee. Anche qui, la funzione di vigilanza non è nell'interesse del Disponente ma dei Beneficiari.
La segregazione del patrimonio
Questa dinamica dei rapporti spiega il perché del principale effetto che deriva dal conferimento di beni in un trust, ovvero la c.d. segregazione patrimoniale: si tratta di quel particolare effetto sui beni oggetto del conferimento in trust in base al quale:

  • i beni cessano di far parte del patrimonio personale del Disponente: questo comporta che i creditori personali del Disponente non possono rivalersi sui beni di cui questi non risulti più proprietario per effetto del conferimento in trust;

  • i beni entrano a far parte del patrimonio del trustee ma non si confondono con i beni propri del trustee: questo comporta che i creditori personali del trustee non possono rivalersi sui beni da questi detenuti in qualità di trustee e che, specularmente, i creditori del trust non possono rivalersi sui beni personali del trustee ma unicamente sui beni in trust.

La segregazione del patrimonio spiega il perché del successo del trust anche in un paese di civil law come l’Italia: il conferimento dei beni in trust assicura una totale forma di protezione patrimoniale.
Le limitazioni delle azioni dei creditori sui beni del Disponente, tuttavia, meritano un accenno di approfondimento.
Tutela dei creditori e dei legittimari
Il conferimento di beni in trust è un atto dispositivo che può avere ad oggetto tutto o parte del patrimonio di una persona. In quanto tale, detto conferimento, al pari di qualsiasi altro atto dispositivo (donazione, conferimento in società, ecc.), può essere lesivo degli interessi dei creditori preesistenti.
Il creditore, eventualmente leso dal conferimento di beni in un trust da parte del proprio debitore (Disponente), ha titolo per agire in giudizio azionando le ordinarie misure che la legge prescrive a tutela dei creditori.
Questo vale per i creditori preesistenti, ovvero in quelle situazioni in cui il cui credito sia già esistente al momento del conferimento dei beni in trust. Può certamente valere anche in quelle situazioni in cui il Disponente abbia ragionevole certezza di una propria responsabilità (ad esempio giudizio in corso, prossimo alla sentenza, il cui esito sarà certamente sfavorevole).
Sullo stesso piano, su un tema evidentemente ricorrente nei trust familiari, si pone il tema della tutela dei legittimari eventualmente lesi dalla segregazione dei beni nel trust.
Laddove il conferimento dei beni in trust, analogamente a quanto avverrebbe per qualsiasi atto dispositivo in pregiudizio, violi le disposizioni di tutela dei legittimari, questi avranno titolo per agire in giudizio per la tutela dei propri diritti.
Il trust in Italia
Come detto l’Italia ha ratificato la Convenzione dell’Aja sul riconoscimento dei trust nel nostro paese; al momento, tuttavia, non esiste una legge specifica sui trust per cui occorre far riferimento ad una legge di un ordinamento straniero (es. diritto inglese, legge di Jersey – Isole del Canale, legge di San Marino per citare quelle maggiormente ricorrenti).
Viene definito
trust interno un trust istituito da Disponenti italiani, avente un Trustee italiano, Beneficiari italiani ed avente quale unico elemento di estraneità la legge regolatrice che, come detto, deve necessariamente essere straniera; questa verrà scelta in base alle specifiche esigenze.
La prassi dei trust interni degli ultimi venti anni ha visto un crescente interesse verso i trust interni dovuto alla facilità con cui questo istituto riesce ad adattarsi alle molteplici e variegate situazioni rispetto a soluzioni basate su negozi di diritto comune.
Esempi ricorrenti di trust istituiti in Italia:
Trust in ambito familiare
  • solitamente con finalità di protezione patrimoniale per la famiglia (anche di fatto) a beneficio dei discendenti ovvero di altri soggetti (es. figli non riconosciuti)

  • a tutela delle posizioni di incapaci o soggetti affetti da disabilità (Legge 112/2016 - Dopo di Noi)

  • a tutela dei figli o del coniuge in occasione di separazione o divorzio

Trust in ambito aziendale e commerciale
  • Trust per la gestione del passaggio generazionale in azienda

  • Trust azionari (ad es. per operazioni di vendita, per gestire i sindacati di voto, per dirimere controversie)

  • Trust di garanzia in favore di terzi (es. istituti di credito)

  • Trust per investimenti in comune

Trust con finalità benefiche
  • Trust con le più svariate finalità benefiche in alternativa ai più rigidi strumenti previsti dal nostro ordinamento (es. Fondazione)

Il Trustee
Chi può essere trustee? Chiunque, in quanto non si tratta di attività riservata. Tuttavia, in considerazione della materia molto specialistica in cui va ad inserirsi l'esecuzione dell’incarico e delle responsabilità connesse all’esercizio della funzione, è bene affidare l'incarico a trustee professionali. Questi possono essere professionisti (es. commercialisti, avvocati) ovvero società specializzate (c.d. trust company).
Istituire un trust
In relazione a quanto sopra detto circa la flessibilità dell’istituto, appare di tutta evidenza che l’istituzione di un trust richiede un approfondito esame preliminare della situazione e delle specifiche esigenze.
Infatti, per poter decidere se istituire un trust, occorre prima chiedersi se il trust è lo strumento effettivamente idoneo a tutelare quei determinati interessi.
L’esperienza ha dimostrato come il percorso più efficace per istituire un trust passi per le seguenti fasi:
  • incontri con il Disponente al fine di comprendere le esigenze dello stesso;

  • identificazione delle possibili soluzioni;

  • comparazione delle varie soluzioni a disposizione ed esame delle relative implicazioni sotto tutti i profili (legali, finanziari, patrimoniali, personali, familiari, fiscali, ecc.);

  • scelta della soluzione che meglio realizza gli interessi del Disponente.

Una volta scelta la strada del trust saranno necessari ulteriori incontri con il Disponente nel corso dei quali redigere il programma, ovvero l’atto di trust.
Se nessun dubbio si avrà con riferimento alle figure del Disponente e dei Beneficiari, andrà individuato il Trustee ed eventualmente in Guardiano. L’attività di consulenza in questa fase serve anche per aiutare il Disponente nella scelta di tali figure in base alle specifiche esigenze.
Una volta impostato l’atto, questo andrà, opportunamente, sottoscritto presso un notaio.